Il SEO Contest (o gara-test) “Instantempo” lanciato da Forum GT lo scorso 15 ottobre sta volgendo al termine! Il contest terminerà lunedì 6 dicembre alle ore 12.00.
In due parole la gara consiste nel posizionare una pagina internet, un blog o una fan page di Facebook nella prima posizione di Google.it per la parola chiave “instantempo”
Ma cosa vuol dire “instantempo”?
E’ un neologismo che indica il rapporto tra posizionamento di un contenuto ed il tempo secondo gli algoritmi di Google [Fonte Forum GT].
Il contest è un test-libero finalizzato alla produzione di test scientifici sul comportamento dei motori di ricerca e, come dice Giorgio Tave, “è un formidabile momento di approfondimento e discussione dell’attuale orizzonte dei motori di ricerca“.
Ad oggi, se fate la ricerca su Google.it per la keyword “instantempo” ci sono ben 1.230.000 risultati contro i 144 presenti al momento del lancio del contest!
Vi stanno partecipando le migliori SEO agency italiane che si stanno confrontando a colpi di “tecnica” per conquistare uno degli otto riconoscimenti messi in palio. La premiazione si svolgerà durante il V Convegno GT.
Ma la classifica ci ha riservato una bella sorpresa: le web agency italiane non sono sole e, sorpresa delle sorprese, la prima posizione per la parola chiave Instantempo è occupata (rullo di tamburi, suspence, etc..) da… una SEO agency polacca :S
Ebbene sì, la prima posizionata (al momento) per il contest italiano Instantempo non è una SEO agency italiana.
Sembra quasi un paradosso ma il contest non è ancora finito e ci potrebbero essere ulteriori sorprese!
Poco tempo fa abbiamo scritto un post su Foursquare (‘Foursquare: la prossima “Big Thing”?’) seguendo l’onda di curiosità per l’allora nuovo fenomeno del geotagging. Tutti elogiavano questa nuova piattaforma che sembrava possedere tutte le potenzialità per diventare il nuovo Facebook: i Guru dei Social Media sembravano aver scoperto il loro Nuovo Mondo. Addirtittura la famosa rivista Wired gli aveva dedicato la pagina di copertina con il titolo ‘Foursquare, the new king of social media?’.
Ne rimarrà solo uno!
Oggi, dopo tanti chiacchericci, nasce Facebook Places e Foursquare comincia a tremare.
Places (che per il momento è disponibile solo per i mobile touch screen) è la risposta di Facebook al crescente utlizzo da parte di privati e, sopratutto, delle aziende del servizio di geotagging. In questi mesi Facebook ha compreso velocemente che non poteva perdersi una boccone cosi appetitoso.
In sostanza Palces è identico a Foursquare con un’unica ma ENORME differenza: il bacino di utenti. Non sono a conoscenza del numero di utenti iscritti a Foursquare ma è di dominio pubblico il numero di utenti di Facebook: più di 500 milioni. Il mio ragionamento potrebbe finire con: ’secondo voi quanto tempo rimarrà a Foursquare prima di dover chiudere i battenti??’ e qualcuno potrebbe obbiettare ‘non tutti gli utenti di Facebook usano il servizio mobile’. Vero, ma anche se fossero (non conosco il dato ufficiale) solo il 5% del totale sarebbe sufficente a far cambiare opinione e direzione a tutte quelle aziende che sono disposte ad investire su Foursquare, o no?!
Dall’altra parte, lato utente, penso che Places piacerà molto perchè fa leva sul famoso ‘principio dell’ economia delle forze’ (la pigrizia), che credo essere seguito con ligia serietà da ogni essere umano. Il punto di forza Facebook Places sta nel fatto che da oggi non sarà più necessario collegare due piattaforme e gestire due account diversi per informare i nostri ‘amici’ (che solitamente sono gli stessi in entrambi i social netowrk) su ‘dove siamo’. Il servizio di Geotagging è direttamente inserito nella piattaforma che ha il più grande bacino di utenti (e penso di contatti personali) al mondo: Facebook.
Sono sicuro che gli effetti non tarderanno ad arrivare e lo possiamo anche intuire osservando il quasi immediato cambio di fronte dei famosi Guru e Santoni 2.0 che solo pochi mesi fa sbandieravano la prossima rivoluzione Foursquare. Bisogna infatti ricordare che queste persone, con la loro influenza, fanno il bello o il cattivo tempo in rete e muovono migliaia di utenti grazie solo alle loro opinioni.
Secondo me, e non sono l’unico, Foursquare rimarrà presto solo un ricordo. Voi cosa ne pensate?
In sostanza, una nuova interfaccia per il search engine made in Mountain View, che dovrebbe rendere decisamente più semplice la ricerca mostrando i risultati direttamente in homepage. Risultati che verranno fuori in tempo reale, praticamente in corso di digitazione. Per velocizzare le pratiche quotidiane legate al search, ma soprattutto anticipare le richieste degli utenti, dice BigG.
Un esempio. Tutti coloro che inizieranno a digitare la lettera w nell’apposito spazio di Google.com si ritroveranno con una serie di primi risultati apparsi in automatico. Senza alcun bisogno di premere invio sulla tastiera. L’algoritmo di BigG presumerà che la lettera w rappresenti l’effettivo desiderio dell’utente di tenersi aggiornato sulle previsioni meteo, in inglese weather forecast (per il momento il nuovo Instant funziona al meglio con la lingua inglese).
C’è chi lo analizza in modo obbiettivo come potete leggere in questo post di Francesco Tinti
Google Instant: SERP alla velocità della luce forse cambiano la SEO?
C’è chi fa delle corrette e simpatiche obiezioni come Ezekiel
Il team di Google afferma che la nuova funzione permetterà di risparmiare dai 2 ai 5 secondi per ogni ricerca, aggiungendo bizzarri calcoli sui miliardi di secondi risparmiati nel mondo.
Apre il discorso SartiR dicendo: Avete visto le novità introdotte (o pensate) da google? Cosa ne pensate di google instant (già disponibile per chiunque abbia un account google) e della possibiltà che i risultati visualizzati in ogni pagina salgano fino a 30?
Sinceramente sono un pò scettico al riguardo perchè è vero che google instant fà risparmiare tempo ed evita ogni volta che si cambiano le keyword di ricerca di ricaricare la pagina, però penso che potrebbe creare confusione agli utenti (questo però è una mia prima impressione, bisognerà vedere quale sarà la reale risposta degli utenti).
Mentre se fosse vero che i risultati in ogni pagina aumentano fino a 30, se la struttura rimanesse la stessa penso che tutti i siti nelle posizione centrali si andrebbero un pò a perdere nel limbo della pagina. Voi cosa ne pensate?
Sfortunatamente per gli inserzionisti, la nuova strada significa meno opportunità nella coda lunga!
Ma la cosa più buffa è il messaggio ironicamente ‘tranquillizzante’ che appare su Google a tutti quelli che stanno provando per la prima volta Google Istant:
Feeling of euphoria and weightlessness are normal. Do not be alarmed.
Il messaggio sembra voler dire: Sappiamo che questa novità vi sbalordirà. Non vi preoccupate, è normale
Molti pubblicitari si scervellano costantemente nel tentativo di creare una campagna pubblicitaria originale e semplice, a basso costo e che riesca ad essere d’attualità.Trovare la formula alchemica con questi ingredienti non è semplice.
Oggi parleremo di Tom Dickson che con il suo Will it Blend? sembra aver trovato la formula pubblicitaria che coniuga semplicità, originalità e popolarità: il suo prodotto è un miscelatore/frullatore e la pubblicità ne descrive la potenza, mettendo in evidenza la forza del motore e la resistenza delle lame che possono tritare qualunque cosa, anche altri apparecchi tecnologici.
Fino a qui sembrerebbe la pubblicità del classico set di coltelli con cui possiamo tagliare un tubo di metallo con la stessa semplicità con cui sfilettiamo un pesce, ma non è così! Per capire di cosa si tratta, procediamo un passo alla volta.
Introduco Tom a chi non lo conoscesse:
Tom, il fondatore di Blendtec, l’azienda che produce il miscelatore, è diventato popolare in rete distruggendo un I-Phone, riducendolo letteralmente in polvere (in polvere?! Sì, in polvere). La pubblicità lasciò sbigottite molte persone, me compreso: pensai subito che quest’uomo fosse un folle e mi chiesi anche cose ne pensasse l’Apple. Alla fine l’Apple non disse niente (almeno ufficialmente) e la pubblicità ottenne una certa risonanza: ad oggi ha ricevuto 8.739.074 visite[fonte Viral Video Chart].
E’ interessante il titolo, retorico e provocatorio “Will it Blend?” (”ce la farà?”).
La formula usata si può riassumere cosi: “se vuoi far parlare del tuo prodotto, sconosciuto, coinvolgi nella tua comunicazione pubblicitaria prodotti già famosi (in modo intelligente e provocatorio) e riuscirai a strappargli un po’ di popolarità”.
Ma torniamo ad oggi, come mai vi sto parlando di Tom?
Durante questi mesi sono usciti tre nuovi prodotti che sono diventati subito popolari (sto parlando delle fastidiosissime Vuvuzela, dell’I-Pad e, per ultimo, lo sfortunato Iphone 4) e Tom non ha perso l’occasione per “surfare l’onda dell’attualità” e li ha tritati tutti con il suo Blender. E’ interessante vedere i video e leggersi un po’ di numeri per capire se il format funziona ancora.
Vuvuzela: la campagna è cominciata attorno al 5 Luglio e ad oggi ha ricevuto 792.103 visite.
I-Pad: la campagna è cominciata attorno al 6 Aprile e ad oggi ha ricevuto 7,788,780 visite.
I-Phone 4: la campagna è cominciata attorno al 25 Giugno e ad oggi ha ricevuto 639.187 visite.
Per dare un giudizio è ancora presto, le campagne sono appena cominciate (la rete a strascico è stata appena gettata in mare), però possiamo dire che il numero di visite è buono.
L’unico dubbio che mi rimane è: siamo sicuri che alla fine ci ricorderemo più del miscelatore che non dei prodotti tritati?
Oggi parleremo di video virali e come esempio useremo questo spot commissionato da The Mayor of London e da London Transport.
La campagna è rivolta a tutti gli automobilisti o camionisti rei di non prestare troppa attenzione agli sfortunati ed invisibili ciclisti. Il messaggio alla fine degli spot è chiaro: “Look out for cyclist” (”State attenti ai ciclisti”).
“It’s easy to miss something you’re not looking for”.
Quello che mi piace di questo video è il Modo attraverso il quale viene veicolato il messaggio :
all’utente viene chiesto di seguire con attenzione una determinata azione (i passaggi a pallone del team bianco). Poi gli viene chiesto di riguardare il video e alla fine gli viene chiesto se ha notato qualcosa di nuovo.
La prima volta che ho guardato questo filmato non mi ero assolutamente accorto dell’orso che ballava il moonwalking. Il test funziona e ci svela quanto sia facile commettere un errore di distrazione. Lo studio originale del fenomeno è stato fatto da The University of Illinois.
Ma la viralità? Vi chiederete.
Questo filmato è un ottimo esempio di viralità! Questo video è stato visto 12.178.046 (12 milioni) di volte ed è stato condiviso piu di 58.176 volte sui principali social network (fonte Viral Video Chart). Questo vuol dire che tante persone hanno visto e (probabilmente) cercato (spontaneamente?!) il filmato su internet, forse perché “ne avevano sentito parlare”. Molte persona hanno condiviso tra le loro reti sociali questo filmato perchè era divertente, interessante se non addirittura istruttivo. Mi sento di poter affermare che questo filmato è stato un successo dal punto di vista della diffusione, dato l’alto numero di visite, ma bisogna chiedersi “come è stato possibile?”. Spesso in rete si associa, erroneamente, il fenomeno della viralità all’azione spontanea degli utenti. Credo che ciò sia possibile solo quando si parla di piccoli numeri. Quando si raggiunge una diffusione pari a questo video, sono portato a credere che la spontaneità non sia sufficiente.
Bisogna ricordarsi che, contrariamente a quanto si pensa, è difficile che un contenuto (di testo, un immagine, una musica o un video) diventi popolare appena viene pubblicato in rete. La rete è un oceano ed è possibile che un’isoletta, seppur un piccolo paradiso terrestre, possa rimanere sconosciuta per molto tempo, se non per sempre.
Detto ciò, ripeto, come è stato possibile che questo video sia stato visto così tante volte?
Potremmo affermare che la qualità conta molto (Content is king, come suol dire in rete) ma questo non basta, siamo d’accordo, no!? Il video può essere fatto molto bene, la struttura narrativa simpatica, accattivante, semplice e veloce ma se il messaggio non possiede certe caratteristiche (abilmente individuati da Don Zarella) e non viene “spinto”, almeno inizialmente, con azioni di PR, tutto ciò può non bastare.
Infatti se facciamo una ricerchina tra i primi (”indpendenti”, o meglio evangelist) che hanno rilanciato questa pubblictà troviamo Seth Goldin, Gerard O’Neill, Search Engine Watch, Marketing Alternatif e molti altri. Con questo non voglio sostenere che sia impossibile che dei contenuti possono diventare popolari solo grazie al loro appeal, dico però che dietro a grandi successi spesso ci sono un insieme di fattori “tecnici” che spesso si tende a non considerare. Se un contenuto non viene “rimbalzato” all’interno di un rete di influencer, con molti contatti, difficilmente raggiungerà i livelli di popolarità di questo video.
Siete d’accordo?
Comunque, seppur con un certo grado di imprevedibilità e con una un ulteriore spesa in PR, la potenza virale di Internet apre nuovi orizzonti per i pubblicitari: consente di sviluppare dei messaggi più lunghi dei canonici 30 sec (imposti dai costi alti degli spazi pubblicitari in tv), di ricevere subito un feedback sul loro lavoro e, il punto (secondo me) più importante, se la pubblicità è fatta bene sarà vista e rivista più volte: l’utente finale, in totale autonomia, andrà a cercarla nei diversi canali (youtube, vimeo, etc…) per guardarla e per condividerla con i propri contatti, diventando egli stesso un vettore pubblicitario.
Internet rivoluziona le logiche di fruizione della pubblicità che diventa da mero veicolo di promozione a contenuto d’intrattenimento.
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