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Post Taggati ‘viral marketing’

Metti alla prova la tua attenzione

Giovedì 8 Luglio 2010 @ 10:10 - Paolo Epifani

Oggi parleremo di video virali e come esempio useremo questo spot commissionato da The Mayor of London e da London Transport.

La campagna è rivolta a tutti gli automobilisti o camionisti rei di non prestare troppa attenzione agli sfortunati ed invisibili ciclisti. Il messaggio alla fine degli spot è chiaro: “Look out for cyclist” (”State attenti ai ciclisti”).

“It’s easy to miss something you’re not looking for”.

Quello che mi piace di questo video è il Modo attraverso il quale viene veicolato il messaggio :

all’utente viene chiesto di seguire con attenzione una determinata azione (i passaggi a pallone del team bianco). Poi gli viene chiesto di riguardare il video e alla fine gli viene chiesto se ha notato qualcosa di nuovo.

La prima volta che ho guardato questo filmato non mi ero assolutamente accorto dell’orso che ballava il moonwalking. Il test funziona e ci svela quanto sia facile commettere un errore di distrazione. Lo studio originale del fenomeno è stato fatto da The University of Illinois.

Ma la viralità? Vi chiederete.

Questo filmato è un ottimo esempio di viralità! Questo video è stato visto 12.178.046 (12 milioni) di volte ed è stato condiviso piu di 58.176 volte sui principali social network (fonte Viral Video Chart). Questo vuol dire che tante persone hanno visto e (probabilmente) cercato (spontaneamente?!) il filmato su internet, forse perché “ne avevano sentito parlare”. Molte persona hanno condiviso tra le loro reti sociali questo filmato perchè era divertente, interessante se non addirittura istruttivo. Mi sento di poter affermare che questo filmato è stato un successo dal punto di vista della diffusione, dato l’alto numero di visite, ma bisogna chiedersi “come è stato possibile?”. Spesso in rete si associa, erroneamente, il fenomeno della viralità all’azione spontanea degli utenti. Credo che ciò sia possibile solo quando si parla di piccoli numeri. Quando si raggiunge una diffusione pari a questo video, sono portato a credere che la spontaneità non sia sufficiente.

Bisogna ricordarsi che, contrariamente a quanto si pensa, è difficile che un contenuto (di testo, un immagine, una musica o un video) diventi popolare appena viene pubblicato in rete. La rete è un oceano ed è possibile che un’isoletta, seppur un piccolo paradiso terrestre, possa rimanere sconosciuta per molto tempo, se non per sempre.

Detto ciò, ripeto, come è stato possibile che questo video sia stato visto così tante volte?

Potremmo affermare che la qualità conta molto (Content is king, come suol dire in rete) ma questo non basta, siamo d’accordo, no!? Il video può essere fatto molto bene, la struttura narrativa simpatica, accattivante, semplice e veloce ma se il messaggio non possiede certe caratteristiche (abilmente individuati da Don Zarella) e non viene “spinto”, almeno inizialmente, con azioni di PR, tutto ciò può non bastare.

Infatti se facciamo una ricerchina tra i primi (”indpendenti”, o meglio evangelist) che hanno rilanciato questa pubblictà troviamo Seth Goldin, Gerard O’Neill, Search Engine Watch, Marketing Alternatif e molti altri. Con questo non voglio sostenere che sia impossibile che dei contenuti possono diventare popolari solo grazie al loro appeal, dico però che dietro a grandi successi spesso ci sono un insieme di fattori “tecnici” che spesso si tende a non considerare. Se un contenuto non viene “rimbalzato” all’interno di un rete di influencer, con molti contatti, difficilmente raggiungerà i livelli di popolarità di questo video.

Siete d’accordo?

Comunque, seppur con un certo grado di imprevedibilità e con una un ulteriore spesa in PR, la potenza virale di Internet apre nuovi orizzonti per i pubblicitari: consente di sviluppare dei messaggi più lunghi dei canonici 30 sec (imposti dai costi alti degli spazi pubblicitari in tv), di ricevere subito un feedback sul loro lavoro e, il punto (secondo me) più importante, se la pubblicità è fatta bene sarà vista e rivista più volte: l’utente finale, in totale autonomia, andrà a cercarla nei diversi canali (youtube, vimeo, etc…) per guardarla e per condividerla con i propri contatti, diventando egli stesso un vettore pubblicitario.

Internet rivoluziona le logiche di fruizione della pubblicità che diventa da mero veicolo di promozione a contenuto d’intrattenimento.

Passaparola…

Giovedì 29 Gennaio 2009 @ 13:02 -


Cos’è il passaparola?

Il passaparola è un meccanismo antico come il mondo che produce il risultato finale che qualcuno o qualcosa viene fatto oggetto di un giudizio, di una segnalazione.

Si può consapevolmente o meno utilizzare le potenzialità del passaparola per creare benefici o danni anche gravi alla reputazione di una persona, contribuire al successo o all’insuccesso di un’iniziativa, creare curiosità o diffidenza verso un nuovo prodotto presente da poco sul mercato.

Insomma, molto spesso ci troviamo ad osservare fattori anche insoliti, chiedendoci che cosa ha contribuito al loro successo o insuccesso.

Il responsabile, talvolta, è il passaparola!

Tutto si evolve.

Il vecchio passaparola è diventato marketing virale.

Il marketing virale è un tipo di marketing non convenzionale, un’evoluzione del passaparola, ma se ne distingue per il fatto di avere un’intenzione volontaria da parte dei promotori della campagna.
Da Wikipedia:

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione.

Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea.

In genere, il termine è riferito agli utenti della rete che, più o meno volontariamente, suggeriscono o raccomandano l’utilizzo di un determinato servizio.

Ultimamente, questa tecnica promozionale si sta diffondendo anche per prodotti non strettamente connessi a Internet: veicolo del messaggio resta comunque la comunità in rete, che può comunicare in maniera chiara, veloce e gratuita.

Capito?

Approfondire l’antica tecnica del passaparola o, come viene chiamato adesso, del marketing virale, vuol dire mettersi in condizione di valorizzare al meglio le potenzialità di strumenti come l’e-mail marketing, social networking come TripAdvisor e via dicendo.

L’immagine che accompagna queste due righe?


milliondollarhomepage.com

Sempre da Wikipedia: The Million Dollar Homepage è un sito internet creato il 26 agosto 2005 da Alex Tew, uno studente ventenne dallo Wiltshire, con lo scopo di finanziarsi i suoi studi universitari. La pagina principale del sito è strutturata come una griglia composta da quadrati di 10×10 pixel, per un totale di un milione di pixel, che erano tutti inizialmente vuoti e messi in vendita a un dollaro ciascuno, ovvero chiunque poteva acquistarli per sovrascriverli con una scritta pubblicitaria per il proprio sito web. L’11 gennaio 2006 è stato venduto l’ultimo blocco di pixel, a seguito di un’asta su eBay vinta da un sito che vende prodotti dietetici grazie ad un’offerta di 38,100 dollari, portando il guadagno totale lordo a $1,037,100.

Approfondisci l’argomento del passaparola:

Buzz e Viral Marketing - di Stefano Besana - Webmarketing Html.it - Oggi!

Viral Marketing! - di Roberto Venturini - Web Marketing Tools - 2002

Marketing virale = pubblicità gratis? - di Mirko Lalli - InToscana 3.0 - 2008


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